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Il #pensierosistemico spiegato in poche righe. La lezione di #PeterSenge

Pensiero SistemicoOgni azione è spesso causa e conseguenza di un’altra. Gli avvenimenti, anche in un ambiente lavorativo, sono spesso una catena di anelli. Un fattore negativo può quindi essere causa di un’altra falla nel lavoro o conseguenza di precedenti errori commessi. Il pensiero sistemico serve a capire dove intervenire e perché il rimedio può contribuire a migliorare non solo un determinato lavoro ma un intero processo produttivo.

Di cosa parliamo quando tiriamo in ballo il pensiero sistemico? Il pensiero sistemico è la disciplina che insegna a comprendere la connessione tra gli eventi per imparare a influenzarli al minor costo di intervento possibile. Per farlo dobbiamo comprendere le forze e le interrelazioni che modellano il comportamento dei sistemi. Potremo così modificare i sistemi in modo più efficiente e agire più in sintonia con i processi naturali del mondo naturale ed economico. 

Detta così può sembrare complicata. Per capirlo bisogna imparare a ragionare “sistematicamente”. Il pensatore sistemico deve determinare quali siano i confini del sistema. In primis va cercata la radice del problema. Una falla lavorativa può avere come genesi una mancanza di formazione o informazioni, bassa o inefficiente collaborazione di altri reparti, problemi personali o relazionali, mancanza di risorse, regole non scritte, obiettivi contrastanti, una cattiva prestazione precedente. La lista può essere molto lunga. In più, il problema della determinazione dei confini non è solo spaziale ma anche temporale: l’evento in questione infatti può essere stato “causato” in un punto del sistema lontano anche nel tempo, in un passato persino remoto.

Il pensatore sistemico deve scoprire quali connessioni ci sono con altri punti del sistema e come queste agiscono. Una volta determinati i confini di spazio e tempo, il buon manager deve individuare quali altri elementi del sistema sono connessi a quello in esame e che tipo di influenza essi esercitano. È un lavoro snervante, ma solo così si può attingere alla conoscenza delle regole sistemiche. 

L’ultimo passo è la ricerca del punto di leva. Il vantaggio che un pensatore sistemico vanta nei confronti di un comune analista è che mentre quest’ultimo concentra la sua attenzione e i suoi sforzi sul problema e sul suo contenuto “qui e ora”, il primo individua un punto anche lontano del sistema nel quale attuare un intervento al minor costo possibile, così che il sistema stesso possa amplificarlo fino alla misura necessaria. 

La tematica è molto complessa e chi volesse approfondire l’analisi sistemica in modo dettagliato può leggere il libro “La quinta disciplina” di Peter Senge.