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Le donne manager riescono ad aver più consapevolezza della struttura “lavoro” che si affianca a quella di “vita sociale”

Donne e potere oggi più che mai sono argomento di stretta attualità. Dalla corsa alla Casa Bianca di Hillary Clinton, fino alle sempre più numerose prime ministre e amministratrici delegate, il potere rosa non scandalizza più nessuno. Nonostante tante donne abbiano scalato i vertici sociali non più come “mogli di”, ma come soggetti presi singolarmente, il potere mantiene anche nel mondo occidentale una predominanza maschile.

Le donne però stanno lentamente emergendo. Nel XX secolo l’Europa impiegò decenni per raggiungere il suffragio universale, ora la parità di genere nei cda delle aziende sembra essere un risultato non così prossimo. A piccoli passi le grandi società vedono donne manager emergere. Donne e leadership non sono mai stati così in sintonia come ora.

Le qualità che hanno permesso in un universo fortemente maschilista come il capitalismo la scalata al potere di tante donne a cosa si deve? In passato le dirigenti cercavano principalmente di seguire il modello maschile dominante. Abbiamo avuto (e abbiamo ancora) donne in carriera dai tratti comportamentali androgini, dall’aggressività psicologica alla conservazione di una razionale piramide gerarchica.

Negli ultimi anni però sono emerse manager che hanno raggiunto in vertici imponendo una visione tutta “rosa”, sviluppando qualità strettamente femminili, come la vicinanza empatica e la decisione condivisa. Le donne, meglio degli uomini, riescono a mantenere il contatto con le proprie fonti del potere personale, avere consapevolezza di sé e dei propri desideri: di espressione e di sintonia con quello che è il senso personale della pienezza di vita.

Difatti sono in proporzione molte di più le donne che, arrivate ai vertici, decidono di lasciare la carriera, perché non trovano più soddisfazione in una modalità di lavoro che penalizza troppo la persona a vantaggio del business.

Le donne manager crescono di numero pur restando ben distanziate dai loro colleghi in giacca e cravatta. Però riescono ad aver più consapevolezza della struttura “lavoro” che si affianca a quella di “vita sociale”. Hanno soprattutto un comportamento decisamente più etico e meno schiavo delle dinamiche arriviste. Chi ha più consapevolezza del ruolo che occupa in genere lavora meglio e fa lavorare meglio gli altri. Più donne al vertice è un innegabile vantaggio per i colleghi e per l’azienda.